Lun. Dic 15th, 2025

 (di Giuseppina Iacono Baldanza  un brano tratto dal libro “Metaversi Apocrifi” editore Carlo Saladino)

I Giurgintani ormai si chiamano Agrigentini e i ragazzi usano poco la parlata dialettale dei loro avi, relegandola a lingua vastasa. La città, come qualsiasi città moderna,

gode di un grande centro commerciale, ubicato in via “Fosse ardeatine”. Per la realizzazione si sono scavati 320mila metri quadrati di terra che, visto da ovest, aderisce

coerentemente alla denominazione del luogo. Il percorso è stato lungo e tortuoso: progettazioni, lavori in odore di mafia, inchieste, fermo dei lavori, riprogettazioni,

denunce e lavori in corso. Ma si sa, è un vezzo tutto siciliano quello di ritardare un proponimento, convinti come siamo del proverbio “la gatta premurosa, fa i gattini ciechi”.

Forse perché gli antichi greci non conoscevano tale detto, costruirono capolavori eterni, per quei tempi, in così breve tempo? Chi potrà mai dirlo?

Ci sono voluti circa vent’anni perché l’opera fosse bella e finita: il “Centro commerciale” è lì, adagiato su una fossa di settantacinquemila metri quadrati di superficie con una

struttura chiusa pari a dodici campi di calcio regolari. Dall’esterno sembra un capannone del produttivo Nord. Il nostro non produce niente: negozi, soltanto negozi. Il piano

terra viene adibito a parcheggio per un numero di novecento posti-macchina, di cui trecento scoperti. Il posteggio è assicurato; ma se non fai attenzione ad annotare in un pizzino

Il settore, il largo, la traversa, la lettera della traversa e il numero di targa, il tempo risparmiato viene dilapidato per il ritrovamento della vettura. Entrare dall’ingresso principale,

è un godimento all’occhio: dall’insegna posta in alto “Città dei Templi” sembra d’essere accolti da tutti gli dei dell’Olimpo e la grande fontana, posta al centro della piazzola con

giochi d’acqua e luci, unica in città, fa immergere la mente nel laghetto di Aretusa. Con la testa nel pallone, ti specchi non nelle acque, ma in una grande vetrata che, se non facesse

in fretta ad attivare i sensori per l’apertura, ci si potrebbe sbattere la testa. Varchi la soglia e centinaia di lampadine al led abbagliano la vista e l’occhio, ché non hanno ancora

abbandonato la luce naturale. Con il cervello conturbato, in quel labirinto appare Teseo, senza il filo d’Arianna, impegnato a mettere freccette ovunque per indicarne l’uscita.

Ti senti sollevata e ritorni nella realtà. Ti saltano addosso come pitbull decine e decine di vetrine, ognuno con la propria insegna per la visibilità al brand, e si rimane frastornati

dove entrare e cosa scegliere, per una sorta convulsione al consumo senza consapevolezza. “Lasciate ogni speranza, o voi ch’entrate”. Ma no, questo è Dante! Allettata dagli sconti

del 30%, sto per superare la porta di vetro di uno dei tanti negozi; una ragazza, con due falcate, mi precede. È una nativa digitale. Per riflesso condizionato tira fuori dalla tasca il

cellulare per mostrare agli amici di Facebook o Whatsapp, il jeans s cui è caduta la scelta. Ma in quell’aria del centro commerciale non c’è campo. Li indossa e si affida al consiglio

della commessa, dalle unghie colorate di rosso e disegnini, che li ripone nel sacchetto di cellofan e li porta alla cassa.

Nella galleria c’è un brusio di caos ordinato. Le più confuse sono le mamme con il figlioletto “qui se non metto il guinzaglio, il mocciosetto mi scappa e non lo trovo più”. A tranquillizzarla ci pensano i commessi “non si preoccupi, lo lasci libero: con centinaia di telecamere a spiare, glielo ritroveranno in un amen”. Tutti controllati: bambini, ladri, compratori, cospiratori,  agitatori e commesse svogliate.  Sebbene la costruzione si trovi su tre livelli, non ci sono gradini ma scale mobili. Ci salti con piacere e provi la gradevole sensazione di essere trascinata senza fatica, osservata malamente dai  giovani che la percorrono a salti, ricordandoti che le tue gambe sono fuori uso.

E poi negozi, tanti, gli stessi che una volta si trovavano lungo il corso della via Atenea: scarpe, vestiti, borse, articoli da regalo, articoli sportivi, roba elettronica, seghe, martelli, bigiotteria, casalinghi, mobili,  materassi, librerie. Viene subito una gran confusione in testa, perché dimentichi il motivo per cui eri entrata e cosa ti serviva.

Ti spingi in uno spazio, attratta dalla merce, e aspetti che la commessa di bell’aspetto ti incoraggi. La risposta sembra sottintendere un monito “se pensa che io la convinca, se lo scordi!”

Capisci subito che è una vittima sottopagata con contratto a termine… (continua)   

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